DALLE GOLE DELL'INFERNACCIO ALL'EREMO DI SAN LEONARDO - MONTI SIBILLINI
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Oggi vi racconteremo la nostra esperienza partendo da Rubbiano, una piccola località del Comune di Montefortino (AN), fino ad arrivare all'Eremo di San Leonardo e quindi da Padre Pietro.
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Ubicazione
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Il percorso è molto semplice ed è adatto a tutti.
La durata del percorso è di circa 3 h totali tra andata e ritorno, ma se vi fermate a fare foto e riposarvi ci vorrà qualcosina in più.
La durata del percorso è di circa 3 h totali tra andata e ritorno, ma se vi fermate a fare foto e riposarvi ci vorrà qualcosina in più.
Il Percorso
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Il percorso è facilmente riconoscibile vista sia la direzione che le indicazioni.
Sul lato sinistro troverete rigagnoli d'acqua provenienti dal Monte Zampa (1750m), infatti appena arrivati all'ingresso delle gole, la prima "cascata" che si fa mostrare è quella delle "pisciarelle" che scendono dal lato sinistro del percorso.
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Nello stesso lato delle pisciarelle si trovano 2 targhe funebri dedicate a Lorenzo Vili e Giuseppe Cennerilli periti in quei luoghi in anni differenti.
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Ma sorvoliamo, visto che ci accompagnerà solo per un breve tratto e le gole successive ci faranno dimenticare di un altro colpo di genio dell'uomo (Non vogliamo comunque mettere in discussione l'utilità).
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Ci sono alcuni ponticelli in legno che rendono il tutto molto divertente, semplice e piacevole anche perché sempre accompagnati dal rumore della natura e dell'acqua fresca....anzi, freschissima!
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Il percorso è in salita, non faticoso, ma meglio prenderlo con calma e tranquillità per evitare di arrivare in alto con il fiatone.
Tra gli alberi si aprono, sul lato destro del percorso, vedute pazzesche sulla cresta che porta al Monte Sibilla.
Intanto il rumore del torrente si affievolisce sempre più.
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Riportiamo di seguito, alcuni cenni storici tratti dal sito www.sibilliniweb.it, in quanto ben descritti e raccontati.
"Le Gole dell’Infernaccio, sono delle gole naturali formate dal fiume Tenna.
Queste si trovano nel comune di Montefortino in provincia di Fermo, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini e sono tra le gole più suggestive dell’Appennino umbro-marchigiano.
Queste si trovano nel comune di Montefortino in provincia di Fermo, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini e sono tra le gole più suggestive dell’Appennino umbro-marchigiano.
Pochissime persone erano a conoscenza di una antichissima chiesetta situata a strapiombo su di uno sperone proprio sopra la gola dell’Infernaccio; qualche pastore o escursionista occasionale e solamente consultando qualche vecchia cartina topografica era possibile rintracciare il luogo dove era presente una piccolissima croce segno inequivocabile della presenza in passato di una minuscola chiesa.
Quando Pietro Lavini cominciò a scavare nei dintorni con l’intenzione di ricostruire quell’antico edificio, don G. Crocetti, che per primo successivamente ne descriverà la storia in un suo libro (S. Leonardo: l’eremo dei Sibillini), gli raccomandò di fare molta attenzione perché poteva trovare delle meravigliose sorprese tra i ruderi di uno degli eremi più antichi e belli di tutte le Marche.
Ma come mai fu costruito un tempio in una zona così difficilmente raggiungibile impervia e molto scomoda??
Per rispondere a questa domanda bisogna fare senz’altro un bel tuffo nel passato e considerare e comprendere al meglio le origini e lo sviluppo che ha avuto il Golubro nel corso dei secoli. Uno dei motivi principali sta nel fatto che il Golubro era la via più breve e accessibile per tutte quelle popolazioni che si trovavano al di qua e al di là dell’Appennino. La via che univa le due vallate diametralmente opposte (quella del fiume Nera che si riversa nel Tevere e quella del fiume Tenna che sfocia nell’Adriatico), offriva una delle migliori possibilità di collegamento tra un versante e l’altro.
Eremo visto dal Monte Zampa |
Quando gli ultimi monaci camaldolesi abbandonarono l’eremo dopo circa una quarantina di anni, tra i vari motivi ci fu quello dell’esistenza di una nuova strada che conduceva a Roma attraverso Norcia, Visso ed altri luoghi (..di una strada che vi passa a lato e che duce a Roma, a Norzia, a Visse et altri luoghi che dalli tempi buoni è molto frequentata..).
Stando alle ultime parole, si può affermare che molte persone nel passato erano costrette chiaramente a percorrere il Golubro; con l’avvento poi dell’industrializzazione e lo spopolamento delle montagne molte cose sono cambiate ma un tempo la pastorizia, la transumanza, l’agricoltura erano la vera ricchezza. La montagna era piena di gregge e pastori i quali all’inizio di ogni inverno conducevano le loro pecore a svernare presso le campagne romane.
Tutte le mulattiere sotto la Priora erano un via vai di bestiame seguiti dai propri padroni ben attrezzati e con carri al seguito. I muli trasportavano le poche masserizie ed indumenti per affrontare le temperature rigide dell’inverno.
Gole viste dal Monte Zampa |
Poi, durante il viaggio di ritorno, si è fermata all’eremo ove i monaci avevano adibito alcune stanze per la sosta dei pellegrini; proprio in una di questa P. Pietro Lavini ha rinvenuto il medaglione.
E’ una delle molte testimonianze dalle quali si può dedurre che la via del Golubro ebbe un ruolo fondamentale nella storia ma senza tener conto di tutto questo, non si riuscirebbe a capire fino in fondo del perché molto tempo fa su quello “scoglio” a strapiombo sulla gola e alle pendici del Monte Priora sia nata una chiesetta che, ancora oggi grazie a P. Pietro Lavini, continua ad essere meta di pellegrinaggi continui….proprio come allora!"
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